In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, oscillazioni dei prezzi e cambiamenti climatici sempre più evidenti, gli agricoltori italiani continuano a considerare la tecnologia come un punto di riferimento. È quanto emerge dal Rapporto 2025 dell’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano e dell’Università di Brescia, che fotografa un settore in ripresa dopo un anno di rallentamento.
Il mercato nazionale delle soluzioni hi‑tech per l’agricoltura , dai droni ai sistemi di fertirrigazione, dai software gestionali ai macchinari connessi , raggiunge nel 2025 un valore di 2,5 miliardi di euro, con una crescita del 9% rispetto all’anno precedente.
Una crescita che sfida l’incertezza globale
Nonostante le difficoltà economiche e geopolitiche, il settore continua a investire. A livello mondiale, le startup dell’agritech tornano a raccogliere capitali, raggiungendo 11,5 miliardi di dollari, pari a un incremento del 21%. A trainare sono soprattutto le piattaforme di eCommerce food, che assorbono la maggior parte dei finanziamenti, ma cresce anche il numero di realtà che sviluppano soluzioni di Agricoltura 4.0 orientate a obiettivi misurabili: riduzione delle emissioni, ottimizzazione delle risorse, sequestro del carbonio, aumento della produttività.
In Italia, la spinta arriva soprattutto dal software:
- i sistemi di gestione aziendale (Farm Management Information System) crescono del 17%
- i sistemi di supporto alle decisioni (Decision Support System) aumentano del 26%
- i macchinari connessi tornano in positivo con un +2%
- telemetria e sistemi di controllo crescono del 3%
Il mercato mostra quindi un riequilibrio tra componenti digitali e meccaniche.
Superfici digitalizzate: una crescita più lenta
Se gli investimenti aumentano, le superfici agricole gestite con tecnologie 4.0 crescono invece molto meno: dal 9,5% al 10% del totale. Il divario è evidente: a investire sono soprattutto le aziende che hanno già intrapreso il percorso digitale, mentre una parte consistente del settore resta ferma.
Tra i principali ostacoli emergono la scarsa conoscenza delle opportunità offerte dal digitale, la mancanza di incentivi adeguati e la frammentazione aziendale. Secondo l’Osservatorio, il tasso di abbandono tra chi ha adottato soluzioni 4.0 è quasi nullo, segno del valore percepito dalle imprese. La sfida ora è coinvolgere chi è rimasto indietro, rafforzando competenze, cultura dell’innovazione e strumenti di accompagnamento.
Intelligenza artificiale: un potenziale ancora poco sfruttato
Il 2025 segna un’accelerazione globale nell’uso dell’intelligenza artificiale in agricoltura. I progetti che integrano l’Ai sono più che raddoppiati, soprattutto nelle attività in campo aperto: monitoraggio delle colture, gestione irrigua, difesa fitosanitaria, analisi di immagini e video.
In Italia, però, la diffusione è ancora limitata:
- l’8% degli agricoltori utilizza soluzioni basate su Ai
- il 18% delle aziende della trasformazione alimentare ha già adottato l’Ai
- il 55% mostra interesse per sperimentazioni future
- l’80% dei tech provider sta sviluppando soluzioni con Ai dedicate al settore
L’Ai è considerata un acceleratore strategico, ma la sua diffusione dipenderà dalla capacità di affrontare temi cruciali come la governance dei dati, l’accesso equo alle tecnologie e il rischio di concentrazione.
Uno sguardo al futuro
Secondo l’Osservatorio, la trasformazione digitale dell’agricoltura potrà diventare realmente sistemica solo attraverso programmi di inclusione digitale per agricoltori e piccole imprese, investimenti in formazione e competenze, strategie che valorizzino il dato come risorsa competitiva e strumenti che facilitino l’adozione anche nelle aziende più piccole.
La tecnologia avanza, il mercato cresce e le imprese più innovative stanno già raccogliendo i benefici. Il passo successivo sarà rendere questa evoluzione accessibile a tutta la filiera, affinché l’Agricoltura 4.0 diventi un’opportunità condivisa.