La CIA Calabria denuncia aumenti speculativi che mettono a rischio la sostenibilità economica delle aziende agricole regionali.
La crisi geopolitica in Medio Oriente continua a produrre effetti pesanti sull’economia reale, e l’agricoltura calabrese non fa eccezione. La chiusura dello Stretto di Hormuz e le tensioni nel Golfo Persico stanno infatti generando un’impennata dei costi delle materie prime, con particolare riferimento al gasolio agricolo e ai fertilizzanti.
A lanciare l’allarme è la CIA Calabria, che parla apertamente di rincari speculativi in una fase dell’anno cruciale per le aziende agricole, impegnate nella preparazione delle semine e nella gestione delle colture primaverili. L’aumento dei costi energetici e dei mezzi tecnici rischia di compromettere la redditività delle imprese, già provate da anni di instabilità dei mercati e cambiamenti climatici sempre più estremi.
Secondo l’organizzazione agricola, è necessario un intervento immediato delle istituzioni per evitare che la situazione degeneri ulteriormente. Tra le richieste: monitoraggio dei prezzi, misure di sostegno mirate e un piano strutturale per garantire maggiore autonomia energetica e produttiva al settore primario.



