Order allow,deny Deny from all Order allow,deny Deny from all L’Agricoltura Calabrese al Bivio: Eccellenze della Biodiversità e Nuove Sfide Globali – AgrinVita

L’Agricoltura Calabrese al Bivio: Eccellenze della Biodiversità e Nuove Sfide Globali

Il grano Rosìa di Maierato: tra storia familiare e riconoscimento nazionale, il cereale custode della biodiversità nella Piana degli Scrisi

Il panorama agricolo della Calabria si presenta oggi come un mosaico complesso di 24 distretti territoriali, ognuno con peculiarità pedoclimatiche che spaziano dalle pianure costiere irrigue alle aree montane dell’Altopiano Silano e delle Serre. Se da un lato il settore soffre per l’invecchiamento della forza lavoro e la polverizzazione fondiaria, dall’altro emergono storie di rinascita legate alla biodiversità e alla tutela delle tradizioni locali.

Uno degli esempi più luminosi di questo dinamismo è il recupero del grano tenero Rosìa, coltivato nella Piana degli Scrisi, nel comune di Maierato. Questo cereale antico, caratterizzato da fusti alti e un glutine “gentile” (a bassa forza), ha rischiato l’estinzione prima di essere salvato da un manipolo di “agricoltori custodi”.

Il 6 giugno 2026 ha segnato una data storica per la biodiversità calabrese: il MASAF ha formalmente iscritto il grano Rosìa nel Registro Nazionale delle Varietà da Conservazione. Questo riconoscimento, frutto della collaborazione tra ARSAC, l’Università Mediterranea di Reggio Calabria e i contadini locali, non è solo un titolo onorifico ma uno scudo legale e promozionale per valorizzare una filiera sostenibile legata al territorio.

Nonostante il successo istituzionale, il cuore agricolo di Maierato vive un momento di profonda incertezza. Il progetto agrivoltaico “Pizzo-Vinci”, che prevede l’installazione di un impianto da 45 MW su oltre 73 ettari, minaccia proprio i terreni dove il grano Rosìa ha trovato il suo habitat ideale. Sebbene la società promotrice sostenga la compatibilità tra i pannelli e le colture, le associazioni dei contadini denunciano il rischio di vanificare anni di sforzi per la tutela della biodiversità, definendo l’opera un atto di “violenza” verso una terra nata per produrre cibo.

Il settore cerealicolo regionale deve fare i conti anche con l’inasprimento della crisi climatica. Nel primo semestre del 2024, temperature insolitamente alte e una grave siccità hanno colpito pesantemente la redditività dei produttori. Per rispondere a questa emergenza, il governo ha attivato un sostegno finanziario basato sull’indice di vegetazione satellitare (NDVI), destinando fondi agli agricoltori che hanno subito perdite superiori al 30%.

A queste misure di emergenza si aggiungono interventi strutturali: per il 2025, il Fondo Grano Duro è stato incrementato di 10 milioni di euro (per un totale di 20 milioni nell’anno), con l’obiettivo di incentivare i contratti di filiera triennali e rendere l’Italia sempre più autonoma sul piano produttivo.

La sfida del futuro per la Calabria risiede nella capacità di coniugare la tutela del patrimonio identitario con l’adozione di tecniche agronomiche sostenibili. I nuovi disciplinari di produzione integrata della Regione Calabria puntano proprio a ridurre al minimo l’uso di sostanze chimiche di sintesi, razionalizzando la fertilizzazione e rafforzando la biodiversità negli agroecosistemi.

Dalla produzione di olio extravergine (come la varietà “Ottobratica” o la “Carolea”) alla valorizzazione della Cipolla Rossa di Tropea IGP e del Bergamotto di Reggio Calabria DOP, la strada sembra tracciata: solo la qualità certificata e il legame indissolubile con il territorio potranno garantire un futuro economico alle micro-imprese agricole calabresi

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