In Italia il riconoscimento giuridico degli animali d’affezione si fonda sulla legge 281/1991 e sulla Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia. Queste norme sanciscono il rispetto degli animali e la prevenzione del maltrattamento, ma la loro tutela riguarda principalmente cani, gatti e poche altre specie, lasciando fuori animali che da sempre instaurano legami profondi con l’uomo, come cavalli, asini, muli e bardotti .
Gli equidi vivono accanto alle persone in attività sportive, ricreative, agricole e terapeutiche. Nonostante questo ruolo, non sono pienamente riconosciuti come animali d’affezione e possono ancora essere destinati alla macellazione. Una pratica che, oltre a porre questioni etiche, espone a rischi sanitari: numerosi equidi a fine carriera risultano trattati con sostanze dopanti o farmaci non compatibili con la filiera alimentare, come evidenziato da controlli ufficiali e inchieste indipendenti .
Le indagini condotte da organizzazioni internazionali e realtà italiane impegnate nel recupero degli equidi sequestrati mostrano un quadro complesso: frodi alimentari, carenze nei controlli, animali positivi a sostanze vietate e una filiera che, secondo gli esperti, non garantisce sicurezza per i consumatori né benessere per gli animali .
A questo si aggiungono le criticità legate al trasporto verso i macelli: stress, lesioni, disidratazione e disturbi respiratori sono documentati anche dopo poche ore di viaggio, come riportato da pareri scientifici europei sul benessere animale .
Di fronte a questa realtà, la proposta di legge depositata e ora oggetto di iniziativa popolare mira a riconoscere gli equidi come animali da compagnia, vietarne la macellazione, l’importazione e l’esportazione a fini alimentari, e introdurre nuove regole per la registrazione, la tutela e la gestione degli animali dismessi . Il testo prevede inoltre la riconversione degli allevamenti e un sistema di sanzioni severe per chi viola le disposizioni.
Si tratta di un passo culturale e normativo che punta a colmare un vuoto storico, riconoscendo il valore sociale, emotivo e identitario del rapporto tra persone ed equidi. Una scelta che guarda alla salute pubblica, alla legalità e al benessere animale, in linea con le evoluzioni scientifiche e con le richieste provenienti da associazioni, veterinari, enti territoriali e cittadini.
Oggi questa iniziativa ha bisogno del sostegno della collettività. La raccolta firme è aperta e ogni adesione contribuisce a portare avanti una battaglia di civiltà che riguarda la tutela degli animali, la sicurezza alimentare e la trasparenza della filiera.
AgrinVita invita i lettori a informarsi e a sostenere la proposta: firmare significa partecipare a un cambiamento concreto, che può migliorare la vita di migliaia di animali e rafforzare la cultura del rispetto nel nostro Paese.



