Mulinum è la storia di un ritorno alla terra che diventa impresa, un racconto profondamente radicato in Calabria. Tutto comincia nel 2015, quando il piccolo comune di San Floro rischia di trasformarsi nella più grande discarica d’Europa. In quel momento cruciale, un giovane di ventisette anni, Stefano Caccavari, invece di partire per la California – dove immaginava un futuro tra economia e informatica – sceglie di restare. Decide di fare la cosa più semplice e allo stesso tempo più rivoluzionaria: coltivare.
Caccavari comprende che un territorio si protegge solo se lo si vive, lo si cura e lo si rende fertile. Da questa intuizione nasce l’Orto di Famiglia, un grande orto condiviso che in pochi mesi attira 150 affittuari desiderosi di recuperare un rapporto diretto con la natura. Una comunità spontanea che diventa la base sociale da cui prende forma un’idea ancora più ambiziosa: salvare l’ultimo mulino a pietra della Calabria, destinato a essere venduto come semplice oggetto d’arredo.
Per evitare che ciò accada, Stefano lancia un appello su Facebook. La risposta è straordinaria: in soli 90 giorni vengono raccolti 500 mila euro, dando vita al più grande caso italiano di crowdfunding agricolo. Nel 2017 nasce così il primo Mulinum, ospitato in un casolare in bioedilizia immerso tra i campi, dove la filiera del grano viene ricostruita dal seme al pane.
Qui si coltivano grani antichi con metodo biologico, si macina lentamente con macine francesi La Ferté e si panifica con pasta madre. Un modello che restituisce biodiversità ai campi, dignità economica ai contadini e autenticità ai prodotti. Il simbolo di questo percorso è il celebre Pane Brunetto, così chiamato dalla nonna di Stefano che ne riconobbe immediatamente il profumo e la consistenza del pane della sua infanzia: un pane scuro, integrale, profondo, ottenuto da grano Senatore Cappelli coltivato in purezza. Un prodotto che diventa manifesto di un modo diverso di fare agricoltura

Attorno al mulino si sviluppano nuove attività: la produzione di biscotti, la vendita di farine integrali al 100%, le celebri pizze agricole condite con ingredienti locali. Il Mulinum diventa così un luogo di aggregazione sociale e culturale, dove si organizzano eventi, installazioni artistiche e collaborazioni con chef e talenti del territorio.
Il progetto cresce oltre i confini calabresi. Un secondo crowdfunding porta alla nascita del Mulinum di Buonconvento, in Val d’Orcia, inaugurato nel 2022 con il contributo dell’azienda agricola Castelnuovo Tancredi. Segue l’avvio del Mulinum Mesagne, nel Salento, sostenuto dalla Masseria Baroni Nuovi. Una crescita che conferma la replicabilità di un modello capace di svilupparsi senza ricorrere a finanziamenti pubblici, puntando su comunità, partecipazione e sostenibilità.
Oggi Mulinum continua a espandersi: le farine entrano nella distribuzione organizzata, aumentano le collaborazioni con panificatori artigianali che scelgono grani antichi e pasta madre, e prende forma un format di pizzerie agricole da portare nelle grandi città per diffondere una cultura del cibo basata su qualità, trasparenza e sostenibilità.
Online e sui media, Mulinum viene raccontato come un esempio virtuoso di rinascimento rurale, capace di trasformare terre abbandonate in filiere produttive, di unire comunità attorno a un’idea condivisa e di dimostrare che l’agricoltura può essere innovazione, impresa e futuro.
Un futuro che continua a crescere grazie a oltre 320 soci, più di 2 milioni di euro raccolti e una visione che mette al centro la terra, le persone e la memoria dei grani che hanno fatto la storia dell’Italia agricola. Una visione che oggi ispira nuove generazioni di agricoltori, panificatori e cittadini, che vedono in Mulinum non solo un mulino, ma un modo diverso di stare al mondo: più lento, più consapevole, più radicato. E proprio per questo, sorprendentemente moderno.



